Obbligo vaccinale: valutazione rischio/beneficio

L’obbligo vaccinale

L’obbligo vaccinaIe si inserisce in un clima di scontro sociale, di scissione drastica in ogni ambito sociale e personale. Una delle difficoltà maggiori è quella di potersi confrontare liberamente sulle conoscenze e sulle esperienze maturate, spazi per le valutazioni rischio/beneficio necessarie per le politiche sanitarie. Volendo anche sottrarsi allo schiacciante, cupo, irrazionale racconto mediatico, proviamo a fare alcune valutazioni e a dare alcuni spunti di riflessione per aiutare ad orientarsi nella scelta.

Obbligo vaccinale - ConSenso - Foto di Arek Socha da Pixabay
Obbligo vaccinale: valutazione rischio/beneficio – ConSenso – Foto di Arek Socha da Pixabay

 

L’articolo 4 della legge n. 44 basato sul tentativo di interrompere il contagio, che prevede l’obbligo vaccinale per i sanitari, ha aperto una breccia importante nel fronte dei cambiamenti di vita a cui andiamo incontro, sia che ci riguardi personalmente o no. 

L’obbligo vaccinale porta con sé un carico di novità che non può più passare inosservato. Siamo fuori dalle necessità epidemiologiche perché sappiamo, dai produttori, dalle istituzioni sanitarie e dalle evidenze scientifiche, che la vaccinazione non ha dato prova di evitare l’infezione da Sars Cov 2 né di interrompere la trasmissione del contagio. Anzi, in alcuni casi già confermati, rende il soggetto vaccinato vettore di trasmissione dell’infezione a colleghi e parenti ed esposto a nuova reinfezione. Siamo di fronte quindi ad una irragionevolezza scientifica della norma e della più generale errata governance della gestione del rischio, confermata dagli alti indici di letalità da Covid-19 nel nostro paese rispetto ad altri.

Quindi qual è il motivo che porta a questa difficile decisione che ha già messo in crisi parte del mondo sanitario già da tempo sotto pressione? La velocità con cui in diversi Stati e in Europa si sta arrivando al pass vaccinale aggrava la dissonanza scientifica. Inoltre, come confermato ultimamente anche da uno studio pubblicato su Nature, il Sars Cov 2 è destinato a diventare endemico, non si può fermare. Per molti era chiaro fin dall’inizio: il virus, con questa alta trasmissibilità, era già diffuso in Italia prima che ci accorgessimo della sua presenza.

Tutto questo ci porta a capire che fin da subito la strategia del governo italiano, dell’EMA e dell’OMS rivolge la propria attenzione più ai vaccini che a qualsiasi altra misura di salute pubblica.

Il vaccino come modello terapeutico

Ciò in realtà non stupisce. Chi dal 2015 segue le scelte e le aspirazioni delle Istituzioni Italiane ad avere un ruolo di punta nel programma vaccinale internazionale sa che dall’Oms, dai diversi enti governativi, in commistione pubblico-privato, ed dagli enti filantropici, è arrivato un vero cambio di passo che ha modificato le politiche sanitarie di tutto il mondo.

L’obiettivo, subito dichiarato, era quello di vaccinare tutti, spesso e per tutto. Attraverso tappe definite si sta portando a compimento tale progetto sanitario trasformando profondamente il modello terapeutico industriale. Si può anche dire che si è riusciti a trattare farmacologicamente anche i sani: il più grande mercato del mondo, come anticipato dal Direttore Generale della Merck negli anni ’70.

Per la legge italiana l’immissione in commercio di prodotti ancora in fase sperimentale è permesso solo in condizioni di emergenza in cui non siano presenti alternative preventive e/o terapeutiche. L’autorizzazione all’immissione in commercio di queste tecnologie farmaceutiche, chiamate impropriamente vaccini, poiché in grado di modificare le funzioni genetiche, non è definitiva ma condizionata dall’esito della fine della sperimentazione nel 2022 e 2023. Solo da allora le aziende produttrici rilasceranno i primi dati permettendo di valutare se i rischi superano i benefici. Nel frattempo molte delle informazioni relative a questi dati sono coperte da segreto industriale e lo stesso Ministero della Salute ha dichiarato che non ha potuto fare alcuna verifica preventiva.

Le mancate cure domiciliari

Non stupisce che gli esempi eccellenti di centinaia di medici sulle cure domiciliari della Covid-19 con farmaci di uso comune, ma esclusi dalle linee guida ministeriali, e le migliaia di cartelle cliniche registrate, vengano ancora osteggiate. Questo apre un capitolo drammatico sulla gestione gravemente insufficiente della prestazione di terapie domiciliari. Le linee guida ministeriali continuano a mancare l’obiettivo del trattamento precoce e dell’uso di farmaci efficaci a disposizione.

Per questo sono in corso moltissimi provvedimenti giudiziari impugnati da pazienti, medici e cittadini contro tutti i gradi delle Istituzioni Sanitarie. Decine di contenziosi legali sulle mancate cure domiciliari che, se venissero confermate come tali, minerebbero la liceità dell’introduzione in commercio dei cosiddetti vaccini. Se venissero confermate come tali, appunto “mancate cure”, si delineerebbero gravissimi profili penali a carico dei responsabili tecnici e politici, messi a conoscenza già dalle prime settimane dell’emergenza, dai ripetuti appelli e comunicazioni ufficiali, di centinaia di medici sulla documentata efficacia delle cure precoci.

Obbligo vaccinale: spunti di riflessione – ConSenso – Foto di Torsteinsimon da Pixabay

Assistiamo quindi ad una profonda spaccatura tra chi ha sentito di potersi proteggere, e proteggere i propri cari, attraverso il vaccino e chi non vuole fare da cavia. Ma l’obbligo vaccinale, che interviene proprio per “convincere” chi è restio a partecipare alla fase di sperimentazione, entra in un ambito che non è più solo sanitario/epidemiologico.

La biopolitica

Ma come si è arrivati a questo? In nessuna epoca storica caratterizzata da epidemie molto più gravi si è intervenuti così massicciamente nella vita privata delle persone, di fatto annullando ogni diritto; quello del lavoro, della libera circolazione, dell’istruzione, etc.

Siamo nella piena configurazione sociale dell’approccio biopolitico per cui l’esercizio del potere ha come oggetto la vita biologica, il corpo delle persone. Questo è un fenomeno tipico del capitalismo che si riverbera in molti livelli dell’esistenza. La mentalità consumistica, il conformismo, l’ipermedicalizzazione di ogni aspetto della vita biologica e sociale ci ha portato silenziosamente all’abitudine della delega della nostra salute alle istituzioni scientifiche. Una vera e propria dipendenza nei confronti di un sistema che propone soluzioni di massa che prevedono una normalizzazione dei comportamenti e delle scelte.

Così, lentamente, ci siamo abituati alla percezione di essere inadatti a scegliere ciò che è giusto o sbagliato per noi stessi, delegando automaticamente agli esperti. Abbiamo perso la nostra personale forza e adottiamo comportamenti insalubri ignorando la naturale predisposizione alla guarigione: alimentiamo un pensiero debole e passivo della salute. Le nostre scelte sono diventate inscindibili da quelle plasmate dalla prassi collettiva. Così fan tutti.

La prospettiva biopolitica procede per riduzione e semplificazione dal concetto di persona, cioè di un essere sfaccettato e interconnesso con molte realtà, a quello di individuo, un soggetto indivisibile ma circoscritto fino al “corpo”. L’attenzione è passata dal pieno benessere alla mera vita biologica dell’organismo in chiave meccanicista e in sua difesa è lecito schiacciare la tutela della persona nel suo complesso, fino a negarne il protagonismo. La persona perde diritti e il corpo li acquista.

La medicina riduzionista

Anni di medicina industriale, governata da logiche finalizzate alla brevettabilità, paradigma riduzionista, clientelismo, mediocrità della formazione, corruzione e censura dagli stessi enti scientifici autoreferenziali, ci hanno abituato ad una medicina che non cura, ma normalizza, silenzia, anestetizza il segnale, né accoglie opportunità di comprensione e conoscenza dei propri meccanismi fisiologici. Inoltre si continua ad ignorare il contesto che incide epigeneticamente su tutte le funzioni organiche. La pratica medica, pur con gli indiscussi ed eccellenti successi tecnologici, non sempre coincide con un aumento del benessere. Anzi assistiamo ad un aumento costante e consistente di patologie gravi e degenerative sia nell’infanzia che durante il corso della vita.

Ma quella tecnocratica è una medicina in larga parte superata, perché non tiene conto delle molteplici variabili dinamiche, della non linearità e della complessità che invece caratterizza gli organismi viventi.

Nella medicina industriale la malattia o l’agente patogeno è il protagonista verso cui far convergere gli sforzi della ricerca al brevetto e la persona si è ridotta ad essere osservata e studiata attraverso modelli matematici e statistici. Sono gli individui a doversi quindi adattare alle terapie così confezionate: se si è adatti o meno alla cura è una variabile secondaria all’impostazione della strategia dei trattamenti. Nei protocolli di ricerca vengono escluse tutte quelle persone non conformi. La conformità è dettata dalla riduzione dell’essere umano a parametri rilevabili e ripetibili che, oltre ad essere facilmente falsificabili, non tiene conto dei diversi bias metodologici.

Ad esempio tutt’ora i parametri fisiologici valutati durante i trials clinici dei farmaci sono quelli di uomini con una corporatura standard. Capita quindi che alle donne non vengano riconosciute delle patologie conclamate e severe perché i valori soglia sono diversi, ad esempio in campo cardiologico.

Obbligo vaccinale: valutazione rischio/beneficio – ConSenso – Foto di Baccky 3723 da Pixabay

Ormai siamo abituati a fare scelte di salute senza possibilità di essere informati, senza sapere come attingere alle nostre risorse vitali, in una continua pretesa di un servizio sanitario da cui siamo dipendenti. Infatti negli anni si è consolidato un atteggiamento fideistico non solo verso il sistema sanitario, ma anche nella scienza e nella tecnologia.

Anche se tutti sappiamo che l’intera macchina della produzione scientifica è finanziata in prevalenza da privati, ne accettiamo i risultati come dogmi religiosi. Accettiamo come buone le decisioni delle autorità. Troppo difficile e doloroso pensare male, dubitare oppure dissentire. Passivi e assenzienti, ci sentiamo comunque protetti.

Sostenere una sanità pubblica, senza contemporaneamente promuovere la libertà della scelta di cura, ha reso possibile questa invasione delle istituzioni economico-finanziarie in un campo molto più personale e intimo. La mancanza di una cultura medica che recuperi i significanti e le norme della vita caratterizzate da equilibri dinamici e dalla attività antientropica del sé, ci espone a queste derive autoritarie. Solo la libertà di scelta può riempire di senso l’atto medico o curativo.

La complessità

Non siamo più abituati a pensarci parte della natura, appartenenti a leggi biologiche ed ecologiche ben precise, in continua relazione dinamica e adattativa al cambiamento costante e ciclico. Un continuo feedback regolatorio distribuisce informazioni ed energia ai sistemi specifici per priorità ben definite. L’autorganizzazione dei sistemi basata su continui feedback regolatori garantisce l’adattamento e quindi la sopravvivenza e l’evoluzione. Quindi l’adattamento, e non la sterilizzazione, è la più prevedibile strategia della natura.

Simboli, emozioni e memorie sono entità biologiche che il corpo trasforma in processi chimici e biofisici. Scambiamo costantemente informazioni attraverso i campi elettromagnetici e informazionali in cui siamo immersi che modulano tutta la materia vivente in relazione all’esterno.

E poi il pensiero logico-razionale non è l’unico strumento di conoscenza a disposizione dall’essere umano. Ancora non riusciamo a conoscere il 95% di ciò che esiste e dei meccanismi che sottendono a questo “non conosciuto”. Così l’uomo utilizza funzioni innate come l’intuito, l’empirismo e le diverse sensibilità come strumenti immediati, imprevedibili, non standardizzabili, creativi e personali.

Obbligo vaccinale: spunti di riflessione – ConSenso – Foto di Marina Pershina da Pixabay

L’essere umano è anche questo e i percorsi, e le scelte sulla salute, devono necessariamente investire anche questi aspetti.

Il Virus

Anche sui virus sappiamo poco; ci sono diverse teorie. Alcune diatribe scientifiche sono omesse dal circuito della scienza non indipendente e rimangono questioni aperte. Una di queste è cosa siano i virus e che significato biologico abbiano. Su una cosa sono tutti concordi: non è un essere vivente, non ha vita propria. È una sequenza di nucleotidi che interagisce con il materiale genetico delle cellule che la ospita. Ne siamo pieni, anche di coronavirus, e ci conviviamo da sempre. A seconda del terreno, o dell’ospite che trovano, manifestano effetti diversi e non sappiamo cosa li attivi. 

Dal punto di vista evolutivo sono un programma di aggiornamento continuo del DNA o RNA nei processi di adattamento per la reciproca sopravvivenza. In biologia nulla può esistere se non in relazione con altro e questo permette al sistema un autocontrollo cioè la possibilità di evitare la supremazia di una specie sull’altra, attraverso relazioni utili.

L’arroganza del paradigma meccanicistico

Abbiamo urgenza di un pensiero sistemico e realistico, capace di abbracciare la complessità, vestirci di umiltà per tutto quello che non possiamo prevedere. Nessuno sa cosa provocheranno questi “vaccini” nei prossimi mesi e anni. Non ci può essere arroganza del sapere. Perché non c’è sapere. E anche l’arroganza non porta molto lontano. In questi casi la deontologia medica avrebbe previsto la regola del Principio di Precauzione e, per la politica sanitaria, l’istituzione di una Farmacoviglilanza attendibile e funzionante. Ognuno di noi invece sperimenta casi di effetti collaterali di pazienti vaccinati che non verranno mai registrati. Quali valutazioni rischio/beneficio si potranno fare?

Come prevedere i tanti meccanismi conseguenti alle vaccinazioni? Ad esempio sappiamo prevedere gli effetti di selezione e produzione dei virus mutanti, già riscontrati anche nell’ambiente come per gli antibiotici? Sul sistema immunitario quali saranno le risposte incontrollabili e i nuovi assetti adattativi dell’organismo con cui il virus entra in relazione?

Il sistema immunitario non esiste come sistema a sé stante. Il linfocita ad esempio esprime recettori per ormoni, ormoni sessuali, citochine infiammatorie, peptidi, mediatori umorali, neuroendocrini e molto altro. Quali altre funzioni verranno toccate a medio e lungo termine? E sapremo riconoscerne l’origine? Della proteina Spike, introdotta dal virus Sars Cov 2 e dal farmaco genico detto vaccino, sappiamo quali effetti avrà su tutti gli altri tessuti in cui sono presenti i recettori? Come mai farmaci in sperimentazione si utilizzano sulle donne in gravidanza, sui bambini e tra gli anziani se è stato sperimentato solo su soggetti adulti sani e non su queste categorie?

In questo senso la deriva autoritaria, autoreferenziale, meccanicistica e ipertecnologica con cui siamo chiamati a confrontarci mette a dura prova anche la possibilità di previsione e valutazione. In effetti qualsiasi valutazione rischio/beneficio è posticipata ai prossimi anni, come dichiarato dai produttori e questo prevederebbe molta più accuratezza nella gestione pre e post vaccinale. Inoltre l’obbligo vaccinale determina la perdita di significato e di valore del Consenso Informato. Firmando tale istituto giuridico dichiariamo, ad esempio, di non essere allergici a nessuno dei componenti, requisito richiesto come necessario nei foglietti illustrativi, ma risulta sempre più difficile farsi prescrivere tali accertamenti dai propri medici di famiglia.

L’obbligo vaccinale pone delle problematiche etiche, legali, morali ed economiche che minano il rispetto dei principi fondamentali delle persone, come quello di avere accesso a vaccini sicuri, controllati, efficaci. Da mesi intere categorie professionali rischiano la sospensione dal proprio lavoro senza poter verificare la propria reale idoneità alla vaccinazione.

Le alternative

In un approccio medico attento alla personalizzazione ognuno ha il diritto di soddisfare il proprio senso di sicurezza con gli strumenti che crede. Infatti dalla propria originale necessità scaturisce la propria originale reazione creativa di se stesso. 

A questo serve una buona cura, alla scoperta di sé, per poter fare scelte adatte a se stessi. L’Ars Medica dovrebbe tendere anche a questo, al sostegno e all’insegnamento delle opportunità di cura.

Il vaccino anche se tecnologicamente avanzato è uno strumento di prevenzione della salute ormai obsoleto, invasivo e con effetti collaterali rilevanti. Questo è il vero tabù, quello che non si può dire, perché per anni sono state censurate scoperte scientifiche ormai consolidate, ad esempio nel campo biofisico vibrazionale e informazionale fino alle ormai conprovate fisiologie energetiche millenarie e ai potenti rimedi naturali ben trasformati. Il sistema immunitario e tutta la biochimica impegnata nella rigenerazione tissutale, nel corretto metabolismo, nella riparazione dei processi patologici, può essere modificata a nostro vantaggio da pratiche psico-dinamiche, manuali, alimentari e dalle scienze del movimento. La maggior parte di queste pratiche sono in grado molto spesso di costruire salute e prevenire eventi morbosi ma non utilizzano prodotti brevettabili e quindi spesso sono escluse dai protocolli ufficiali pur se impattanti sulla salute. Sono però largamente studiate e hanno migliaia di studi clinici che li convalidano. Sono accessibili solo a chi è curioso, sa informarsi, vuole sperimentare su di sé e può permetterselo.

Obbligo vaccinale: spunti di riflessione – ConSenso – Foto di Enriquelopezgarre da Pixabay

La censura e l’ignoranza sulle cure integrate, e su altri paradigmi di cura, va di pari passo con l’impoverimento culturale che ci sta portando alla distruzione degli ecosistemi. Perché la cura della terra e delle persone non possono essere disgiunti. Anche le soluzioni in senso rigenerativo sono le medesime.

Il cambiamento

Dal punto di vista delle prospettive globali il cambiamento che da anni si invocava a gran voce è arrivato così, in questa forma info-psico-pandemica. Si sapeva anche che non sarebbe stato stato indolore, pacifico e senza sacrifici. Tutti d’accordo che il sistema energetico-finanziario-estrattivo fosse un sistema predatorio e iniquo. Non poteva continuare, ma ora cosa stiamo andando a costruire? Quali sono le nostre reali capacità trasformative di questo sistema produttivo? Che potere di azione ha ognuno di noi? Rimaniamo aggrappati alle illusorie certezze deterministiche, alle abitudini lenitive in cui ci sentiamo protetti oppure iniziamo a “lasciare” le rigidità, le abitudini deleganti e le strutture psichiche delle dipendenze? Come integrare nella propria quotidianità le nuove conoscenze sulla complessità, sulle relazioni autorganizzanti, sulle competenze adattative? Come conquistare spazi di libertà creativa, scegliendo lavori davvero utili per sé e per gli altri, alla ricerca di un autentica semplicità, quella di poter esistere senza pesi?

Ritrovare la fiducia nella vita è un processo rivitalizzante che produce salute. Per proteggerla e nutrirla, dobbiamo re-immaginarla. E sarà la sobrietà che ci riavvicinerà alle leggi della natura, senza sprechi né sfruttamento.

Dopo un trauma, c’è il periodo di incredulità, di assestamento, di spaesamento, poi la rabbia, la paura e l’elaborazione, poi la quiete, una sorta di vuoto rilassato e vigile: questa è la fase fertile perché da lì si riparte.

È arrivato il tempo di dichiarare il fallimento di istituzioni come la scuola, le università, le protezioni sociali, la sanità, gli ordini professionali, i sindacati e molto altro. Chi si fida più della stampa, della politica e degli organi che garantiscono la democrazia? 

Abbandoniamo gli ideali astratti non più efficaci e rispolveriamo quelli intimi, comunitari, spontanei, urgenti, essenziali. 

L’arroganza del tradimento della nostra natura, ci rende deboli. Chi può aver pensato veramente di poter controllare un virus mutevole e stagionale come il Sars Cov-2? Che tipo di vita vogliamo per il nostro futuro? È possibile discuterne apertamente? O ci dobbiamo fidare di chi ha già una soluzione pronta, confezionata, massificata senza poter esprimere i dubbi? 

Salute e libertà

Quanti passi indietro stiamo facendo sul piano della distribuzione della ricchezza? Se non si ha un lavoro si è succubi; è il primo articolo della nostra Costituzione. Con quanta facilità stiamo perdendo la nostra indipendenza? La libertà non ha un significato in assoluto, deve avere una meta, un contesto di senso. Senza libertà non può esserci salute, senza identità, equilibrio, socialità, amore, vicinanza, affetto e senso di appartenenza non può esserci libertà, solo corpi che da soggetti diventano gli oggetti delle politiche deviate.

È una guerra di nervi, di tempismi, di immaginari collettivi, di chi si è preparato alla caduta del sistema e di chi no. Di chi ha le spalle coperte e di chi è capace di reinventarsi. Mentre alcuni pensano di poter ritornare alla vita di prima, altri si stanno organizzando per resistere al totalitarismo, alla scissione sociale, alla perdita del lavoro e si stanno impegnando per costruire sistemi sociali migliori e più rispettosi.

L’obbligo vaccinale non è più questione di scienza o di medicina, né ha la funzione di liberarci dalle chiusure e dalle restrizioni, perché queste sono svincolate ormai da motivazioni epidemiologiche. Se non sono plausibili le motivazioni sanitarie stiamo assistendo sostanzialmente all’imposizione di un nuovo assetto per il futuro. Non è più possibile rimanere neutrali perché abbiamo bisogno di guadagnare spazi di libertà, saturandoli di umanità.

L’opportunità di vaccinarsi deve essere la conquista di una scienza medica che non confligge con la cultura di una cura consapevole e informata. Per questo dovrebbe scaturire da una maturità collettiva e partecipativa.

Chi intende vaccinarsi dovrebbe poter accedere al processo decisionale, all’esercizio dei propri diritti che definisce anche gli aspetti di responsabilità civile e penale, nonché quelli risarcitori per eventuali danni biologici, dovrebbe poter essere protetto dai migliori processi produttivi e iter di controllo. La scelta di vaccinarsi deve essere basata su informazioni veritiere, sui dati rischio/beneficio. Ma la raccolta e il monitoraggio dei dati vengono delegate sostanzialmente, dalle autorità sanitarie, alle aziende produttrici e, in quanto tali, coperte dal segreto industriale fino al termine della sperimentazione.

Abiurare a tali diritti in materia sanitaria concorre ad un totalitarismo del pensiero e allo svuotamento di significato della partecipazione democratica alla vita sociale e di tutti gli altri diritti costituzionali e fondamentali, indipendentemente dalla scelta vaccinale.

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Annalisa Jannone
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