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Oltre il confine

Essere vicini agli adolescenti nel tempo che verrà, domande e possibili risposte per sostenere il percorso degli adolescenti. Azioni concrete per aiutare i genitori a capire e supportare i figli nell'affrontare i disagi di questi tempi pandemici.

Cassandra nella mitologia greca aveva la facoltà della preveggenza e terribili erano le sue profezie. Tuttavia, Cassandra non era mai creduta ed il suo destino sembrava essere l’isolamento. Il tempo che arriverà sarà figlio di quello che si è costruito in questi anni e, nel recentissimo passato, di quest’ultimo anno e mezzo dove le vite dei ragazzi hanno dovuto fare i conti con cambiamenti inevitabilmente imposti, spesso senza valide ragioni: una sfida inevitabile per i genitori che si sono trovati ad essere vicini,  e costretti a volte, ai loro figli adolescenti. Pur distratti dall’estate e dalle condizioni dell’oggi, dal vivere nel momento, non ci si può esimere dal pensiero circa l’autunno che verrà, la scuola che verrà e tutto quanto, sdraiati sul divano comodo del qui ed ora estivo, si cerca di esorcizzare nei modi più svariati. 

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foto di Kevin Philips per Pixabay

La domanda resta: cosa succederà e cosa dirò ai miei figli?

Qui troverete alcuni suggerimenti per stare accanto ai figli adolescenti, nello spazio di una relazione che somiglia molto al camminare sulle uova. Non si tratta di affrontare un tema, battaglia persa in partenza con i ragazzi oltre i 13 anni, ma di tenere insieme delle domande, scomode, forti, non allineate ma pur sempre domande di senso. Inoltre, sarà importante che gli stessi genitori sostengano con le loro azioni le proposte che faranno così da non cadere nella trappola del “predica bene e razzola male”. 

Non sostenere il distanziamento sociale

Una sfida importante potrà essere quella di aprire una domanda sul distanziamento sociale. Gli adolescenti tendono a sentirsi invincibili, sebbene possono celare una discreta parte di fragilità che non ammettono facilmente, probabilmente come capita spesso ai loro genitori. Da un lato possono opporre un rifiuto convinti che a loro non accadrà nulla, dall’altro isolarsi a tal punto da tagliare fuori la realtà esterna. 

Cosa possiamo fare quando parliamo con loro?  

La prima cosa è che per questo virus ci sono cure efficaci. La scelta di stare vicini o distanti non può dipendere dalla paura di far male a qualcuno ma dalla conoscenza del punto di vista dell’altro, amico o familiare che sia, così che il baciarsi, l’abbracciarsi, lo stringersi la mano, il darsi una pacca sulla spalla, il salutare con la mano alzata, il rimanere distanti dalla persona in un gesto di rispetto come il gesto di salutare con la testa lievemente inclinata verso l’altro, definisca il confine spaziale entro cui poter avviare un incontro e lo sviluppo di quell’incontro.

La seconda cosa è il non sostenere un clima di sospetto del tipo “tu non sai se l’altro sta bene o meno”. Diversamente è necessario incoraggiare la responsabilità propria e dell’altro suggerendo ai ragazzi d’incontrarsi e parlare insieme del loro benessere fisico ed emotivo in un clima di dialogo reciproco e senza lanciarsi in un’indagine clinica sui sintomi presenti o presunti.

Non cedere alla frustrazione del momento

La rabbia conseguente alla percezione di una situazione imposta da una persona o in un contesto specifico è comprensibile tuttavia l’ansia, la tristezza, la stanchezza e la paura possono a volte sembrare rabbia anche se sono emozioni differenti. Inoltre, ci sono tanti tipi di rabbia dal lieve fastidio all’essere furioso assai.

Cosa possiamo fare quando parliamo con loro?

Invitiamo i ragazzi a prendere qualche minuto per cercare di capire come ci si sente realmente e gli eventi che potrebbero essere causa di quel particolare sentimento.

Nel parlare con i ragazzi esprimiamo i nostri sentimenti così che loro possano sentire che stiamo cercando una soluzione insieme piuttosto che cercare di estorcere loro un privato che non sentono di condividere.

Permettiamo loro di incontrare gli amici per fare esercizio fisico, ascoltare musica o incoraggiamoli a tenere un diario dei giorni così che l’esperienza del momento possa essere mitigata dal rendersi conto che la specificità di un giorno non abbraccia tutto il tempo ma nei giorni passati c’è stata una buona esperienza con un amico e con un adulto.

Supportate lo studio

Studiare è una scelta basata sulla motivazione, sulle convinzioni relative a se stessi e sulle ragioni che diamo i successi ed alle sconfitte. A questo si aggiungono competenze logiche ed un approccio strategico unitamente alla capacità di monitorare il proprio processo di apprendimento e capacità di lavorare insieme agli altri. La scuola può indirizzare lo studio dei ragazzi tenendo conto o meno delle loro motivazioni, stili cognitivi e strategie incrementando o meno un approccio flessibile allo studio.

Cosa possiamo fare quanto parliamo con loro?

Sebbene la didattica a distanza sottoponga i ragazzi ad una condizione difficile di apprendimento, suggeriamo e facciamo in modo che i nostri adolescenti possano valorizzare il positivo di quest’esperienza. Tuttavia, permettiamo loro d’invitare qualcuno a casa con cui studiare insieme. La scuola può scegliere il modo con cui trasmettere competenze ma, nella nostra casa, siamo noi a scegliere come sviluppare competenze sulla base di motivazioni e convinzioni che aprono al confronto con il punto di vista dell’altro, quand’anche fosse scomodo perché incrina il nostro punto di vista.

Proponiamo loro delle strategie di studio che noi adottiamo e che funzionano per noi sottolineando che si tratta di un’opportunità di lavoro comune e non di qualcosa che è migliore solo perché viene da noi che abbiamo più esperienza.

Aiutiamoli a strutturare il tempo, così che possano dare il giusto spazio alle cose della vita, tra le quali il prendersi cura del proprio studio.

Incoraggiare azioni per il proprio benessere fisico

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la salute è uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia. In un momento di crisi sarà utile, dunque, non focalizzarsi solo sull’assenza di malattia ma anche sul benessere mentale e sociale che, in alcuni casi, rendono più tollerabile anche lo stato di malattia. Aderire pedissequamente a protocolli che non tengono in considerazione la definizione dell’OMS può produrre uno sbilanciamento nelle azioni che, paradossalmente, vanno ad incoraggiare e sostenere uno stato di malattia.  

Cosa possiamo fare quando parliamo con loro?

Condividiamo con loro passeggiate (es. percorsi, bicicletta) consapevoli che ci stiamo occupando della nostra salute e non solo della malattia.

Permettiamo loro di uscire per fare passeggiate o sport in compagnia di un amico/i a seconda delle possibilità che gli altri hanno da dare ai loro figli.

Offrire loro la possibilità di lavorare con un personal trainer (ginnastica, yoga, karate ecc.) disponibile e consapevole che la salute è un bene che va oltre lo stato di assenza di malattia e che condivide le ragioni delle scelte che la famiglia ha fatto rispetto alla gestione della crisi.

Accogliere le loro delusioni

Il significato della parola delusione riguarda il disagio morale provocato da un risultato contrario a speranze e previsioni, un fatto che smentisce e vanifica ogni aspettativa. Il tempo che verrà sarà caratterizzato da delusioni soprattutto per quel “ritorno alla normalità”, continuamente promesso e non realizzato se non a fronte di sottili ricatti emotivi e fisici che giocano sui bisogni reali o presunti tali di una società anestetizzata dal moralismo ed in preda allo scientismo ed al “new normal”.

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Foto di Tawny Nivia Botha per Pixabay

Cosa possiamo fare quando parliamo con loro?

Sosteniamo la possibilità d’incontrare amici che si pongono in modo critico rispetto alla narrazione collettiva.

Incoraggiamo iniziative collettive o individuali finalizzate allo stare vicino ai ragazzi cosiddetti “fragili” che, pur nelle loro specifiche difficoltà, hanno desideri e domande sostanzialmente uguali a quelle degli altri.

Ascoltiamo senza giudicare i sentimenti che provano i ragazzi, accogliendoli in modo non pietistico ma come facenti parti di quel tutto che caratterizza l’esistenza.

Impariamo insieme a loro a guardare oltre il presente anticipando, per quel che è possibile, le condizioni che portano alla delusione pur consapevoli che non è possibile controllare tutto o avere sempre un lieto fine.

Per concludere…

Alla fine di queste riflessioni ritornano in mente le Lettere a Lucilio di Seneca ed in particolare il “Ita fac, mi Lucilii, vindica te tibi” che vuol dire: fa così, Lucilio mio, rivendica te stesso per te. Si tratta di un invito ad essere proprietari di se stessi, a non perdere tempo sprecando le energie preziose che abbiamo in cose di poco conto, magari imposte, e che sono lontane dal farci bene come vorrebbero farci credere. 

Contrastare e resistere al negativo di un periodo che verrà dovrebbe lasciare il posto al trarre il massimo beneficio dalle occasioni che naturalmente i ragazzi desiderano, portano con sé e che, magari dimenticate, aspettano di essere riportate alla luce, coltivate ed utilizzate. 

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Giovanni Masciarelli
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